Multiplication
Chapitre II
Barcelona, Catalonia — 2018


Un ordinateur ouvre une fenêtre sur le vaste savoir que les gens peuvent élaborer et partager via Internet. Il s'agit d'un cercle entre les données et la connaissance, c'est un véhicule pour voyager et se transformer.

Eve voyage dans la ville de Tamara, l'une des destinations imaginaires de Marco Polo dans le livre d'Italo Calvino "Le villes invisibles". Elle se multiplie dans l'espace et le temps, montrant les possibilités de la technologie et de l'imagination.

La ville est un lieu emblématique, et les lieux représentent quelque chose de très identificatif, tel qu'une architecture, un site urbain ou naturel. Chalon sur Saône, Barcelone, Venise et Montréal sont reliés par une carte géographique d'expériences personnelles.


 
    
     
Photo © BSC-CNS | Barcelona Supercomputing Center.


Italo Calvino
Le città invisibil.

Tamara. Le città e i segni. 1.
Einaudi Torino, 1972.


“L'uomo cammina per giornate tra gli alberi e le pietre. Raramente l'occhio si ferma su una cosa, ed è quando l'ha riconosciuta per il segno d'un'altra cosa: un'impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d'acqua, il fiore dell'ibisco la fine dell'inferno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.”
“Finalmente il viaggio conduce alla città di Tamara. Ci si addentra per vie fitte d'insegne che sporgono dai muri. L'occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose [...]”

Lo sguardo percorre le vie come pagine scritte: la città dice tutto quello che devi pensare, ti fa ripetere il suo discorso, e mentre credi di visitare Tamara non fai che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti.

Come veramente sia la città sotto questo fitto involucro di segni, cosa contenga o nasconda, l'uomo esce da Tamara senza averlo saputo. Fuori s'estende la terra vuota fino all'orizzonte, s'apre il cielo dove corrono le nuvole. Nella forma che il caso e il vento dànno alle nuvole l'uomo è già intento a riconoscere figure: un veliero, una mano [...]”